BLACK Weeks - SUPER SCONTI

ALTA FEDELTA' - CALCO (Lecco)

Perché è inutile opporsi all’evoluzione.

Naim ND5 XS2

Lo ricordo come fosse ieri: Alfredo aveva ancora il negozio nel centro di Merate e si alternava fra telefonia e HiFi facendo su e giù per una stretta rampa di scale che odorava di alta fedeltà e che i vecchi clienti come me in fondo rimpiangono. Un giorno, mentre sfogliavo il (per me) sorprendente accumularsi di Long Playing nuovi di zecca, mi disse, con un tono curiosamente a metà fra rassegnazione e certezza, ‘Il futuro è nella musica liquida e nel vinile’.
Io lo ascoltavo e sorridevo fra me: non credevo in alcuno dei due ‘nuovi’ sistemi e non avevo ancora visto nulla: di lì a pochi anni, molto più della metà del contenuto della più classica rivista di HiFi americana, Stereophile, sarebbe stato dedicato a giradischi, bracci, testine, stadi phono, cinghie, liquidi magici per pulire i materiali delle puntine e se una testina non era fatta a mano e costava solo tre cifre era una cosa per poveretti, l’entry level di questo per me inspiegabile ritorno al futuro.

Alfredo è spiazzante: invece che essere un bugiardo cronico e serenamente, totalmente inaffidabile come qualsiasi politico o venditore, spesso e del tutto inaspettatamente apre la bocca e dice la verità, non di rado non dico contro, ma certo non totalmente e non sempre a favore dei propri interessi. Sentire qualcuno che vuole vendere qualcosa ed è allo stesso tempo sincero ti disorienta. Allora aveva il negozio pieno di CD e CD player.
 
Invece, è andata proprio così: aveva ragione. Dopo anni e qualche migliaio di € dedicati alla ricerca del sistema ‘giusto’, il pensiero strisciante che il problema (leggi: insoddisfazione cronica) fosse non alla fonte (produzione e registrazione, analogica o digitale che si voglia) ma al passo successivo, il lettore CD, ha cominciato a infilarsi anche in me. Non ne ho mai fatto una questione di comodità - la comodità è per i pigri e per quelli che hanno abbastanza soldi da potersi convincere che stare comodi è un diritto sancito dall’esistenza in sé - ma di qualità del suono. Un file musicale letto accuratamente e riportato bit per bit su un Hard Disk o, idealmente, in una memoria a stato solido, verrà letto senza errori (né il bisogno di correggerli con algoritmi speciali o di aggirarli con sovracampionamenti) meglio di un raggio laser che, mentre il disco ruota vorticosamente, becca quel che becca, per dirla così. È un’ipotesi, ma sostenuta da tante di quelle buone ragioni da somigliare a un fatto.

Allora, oggi mi ritrovo senza un lettore CD (devo averne posseduti una ventina, dei quali tre quarti circa della Naim) e mi sento di riassumere il tutto nel dire che un sistema in grado di non fare rimpiangere il CD player (ho scelto le parole con cura) si può avere nel seguente modo: un Mac, se possibile svuotato di tutto ciò che non è indispensabile; il programmino gratuito Asset perché il Mac diventi UPnP (leggi: sia visto dalla rete domestica, wi-fi o cablata); il programmino gratuito XLD, che ‘ripperà’ i CD accuratamente lasciando iTunes completamente fuori della cosa; un collegamento LAN (con un cavo CAT6) del Mac a uno switch (una scatoletta da €30 che somiglia a un router ma le cui prese LAN sono tutte elettricamente isolate l’una dall’altra, da collegare al modem), e un lettore di rete alla fine della catena, che trasforma l’astratta sequenza di uni e zeri in un segnale analogico, diventando una sorgente per l’amplificazione.

Evito di considerare e discutere il sistema B: uscire dalla porta USB del Mac, diventare scemi cercando un DAC di proprio gusto (è dura uscire dal tunnel, vero?) e poi ancora più scemi ‘procurandosi’ un software che sostituisca iTunes. Non ha senso: anche se ormai tutti i DAC o quasi sono asincroni (cercare su google), il segnale che esce dalla porta USB è sotto comando del volume del PC/Mac, quindi passa in ogni caso per una parte della PCU e viene ‘trattato’; invece, prendere i dati dalla porta Ethernet garantisce di accedere direttamente a dati il più possibile ‘puri’, e lasciare che sia il network player a fare tutto. Non siete convinti? Suonate un file usando il protocollo di rete, eliminate fisicamente iTunes (o qualunque altro di quei programmi dai nomi assurdi che lo sostituiscono, talvolta a caro prezzo e senza vere migliorie) dal PC/Mac e azzerate completamente uno o tutti i diversi comandi del volume presenti in un Mac: il vostro file, attraverso il suo onorevole cavo CAT6 da uno o due euro al metro, se volete roba di qualità, suonerà. Ora provate a farlo dalla porta USB.

Avevo detto: andiamo al sodo. Il mio network player è un Naim ND5 XS2. Uso Naim da una vita e se uno non conosce le due o tre buone ragioni per scegliere Naim non si ponga nemmeno il problema, opinione mia. L’ND5 XS2 - come spesso capita con i modelli ‘entry level’ di Naim - ha un rapporto qualità costo eccellente (in termini Naim). Non ha un display (che ve ne fate a tre metri di distanza, molli come gatti, su un divano?) né si può sovra-alimentare con scatole che costano più del player: il che suggerisce che Naim abbia messo i soldi dove servivano e solo lì. La scheda della piattaforma di streaming è praticamente identica a quella del modello superiore che ha un display grosso come uno smartphone (e continuerà a non servire a nulla da tre metri sul divano, se non a permettervi di osservare la medesima, minuscola immagine di Diana Krall per decine di minuti) e, potete starne certi, costerà quattro volte il mio perché finirete per comprare anche l’alimentatore XPSDR che costa almeno quanto l’NDX2.

Suona bene: non gli manca una minima assertività (è Naim), ma per qualche ragione ascolto dischi su dischi con la sensazione che la musica sia più organica e scorrevole, come se gli avessero tolto gli ansiolitici e le catene alle caviglie. I particolari emergono con più facilità, tutto sembra più pronto e immediato. L’immagine è stabile e precisa. Ho sentito un solo lettore CD avvicinarsi a questo tipo di suono, il Rega Apollo; ma costa €300 usato, e chi può pensare a confrontarlo, per dire, con un sistema a quattro telai della dCS, che di € ne costa 100.000 (e del quale, al di fuori che in casa di un faccendiere di nazionalità variabile con un appartamento da milioni di euro che dà sul Tamigi, proprio non vedo il senso)?

Infine: senza alcuna intenzione di negare i tanti vantaggi di un apparecchio molto più o molto meno caro, volevo scrivere due parole su una macchina semplice, ottimamente ingegnerizzata, che secondo me chiude la faccenda del lettore CD una volta per tutte con una spesa fattibile e che, per una volta, vale la pena fare.
A proposito, ho anche un giradischi. Nulla di straordinario, ma suona bene e mi ha tolto l’ansia acustica di cui non riuscivo a liberarmi esattamente come ha fatto l’ND5 XS2. E poi, qualcuno deve pur ammettere pubblicamente che Alfredo aveva ragione.


Massimo Bertola

Ricevi gratuitamente la nostra newsletter

Clicca qui per aver maggiori informazioni