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Visualizza immagine Hatari, Henry Mancini
Hatari
Henry Mancini
€ 29

 GNrecords


La grandezza di Henry Mancini per quanto riguarda il mondo delle colonne sonore è riconosciuta a tutto tondo. Brani come Moon River o il tema della Pantera Rosa, tanto per citare due tra le pellicole più famose da lui sonorizzate, hanno legato indissolubilmente cinema e musica. In quest’ambito, Hatari! ha bisogno di considerazioni un po’ trasversali: trattasi delle musiche scritte per una commedia “easy”, almeno in Italia non famosissima, la cui considerazione cinefila è sempre stata dibattuta – i giudizi della critica vanno dal mediocre all’eccellente – e questo disco continua a brillare più per meriti audiofili, che musicologici.

 

Disco e film escono nel 1962: per Mancini è il periodo che segue il successo cinematografico con relativa colonna sonora di Colazione da Tiffany. Hatari! appartiene a tutt’altro genere e più di Colazione da Tiffany punta sull’accompagnamento musicale e, in modo reciproco, per ben comprendere le musiche, queste vanno associarle alle immagini. Diretto da Howard Hawks, nel cast di Hatari! c’è niente di meno che John Wayne e in questa pellicola ci sono divertimento, avventura e romanticismo. In Tanganika, ora Tanzania, dei bianchi devono rifornire gli zoo catturando elefanti, giraffe e rinoceronti e l'equilibrio di questo gruppo di cacciatori senza fucile è turbato dall'arrivo di una fotografa italiana che s’innamora del ruvido capo (Wayne). Il film è molto dinamico e il tutto avviene sullo sfondo dell’Africa, un’Africa che anche nel suo apparire selvaggia ha sempre un che di occidentalizzato. La produzione è hollywoodiana, con un paesaggio molto “cartolinato”, una popolazione nera tutt’altro che emancipata e atmosfere safari che sono sempre edulcorate. Per chi non avesse mai visto il film, la conoscenza del plot è importante per capirne anche le musiche, perché è proprio questo dualismo/sovrapposizione tra africano e americano – ma non afroamericano! – che si riflette nella colonna sonora: un mix di jazz, orchestrazioni e richiami folkloristici afro. Trascinati da Baby Elephant Walk, che è il motivo più celebre, con i loro timbri e ritmi esotici, tutti i brani sono strumentali e di sicura simpatia a pelle, seppur il loro impatto emotivo non sia stravolgente.

 

La registrazione di questa colonna sonora, nata in mono e poi ripassata al due canali, risente un po’ di quell’incertezza stereofonica che negli anni ‘60 ha fatto le sue vittime. Infatti, se in tanti ambiti erano già state sviluppate tecniche e metodi di registrazione sopraffini – si ascoltino i famosi dischi dell’Età dell’Oro – in altre occasioni non era stato ancora ben assimilato come gestire i due canali. Ricordiamoci che nelle installazioni domestiche del periodo non era raro trovare dei sistemi stereofonici con i due diffusori posizionati, oltreché in improbabili collocazioni, in modo totalmente asimmetrico, della serie "triangolo stereofonico, questo sconosciuto". Tutto questo preambolo per inquadrare il perché di un suono molto concentrato sui singoli diffusori, come si trattasse di due gruppi di strumenti che suonano sì insieme, ma l’uno a sinistra e l’altro a destra e a questa localizzazione angolarizzata sfugge soltanto The Sounds Of Hatari e l’orchestrale Just For Tonight. Per contro, questa ristampa GN Records, l'etichetta discografica di Gold Note, è probabilmente la versione vinilica meglio suonante in circolazione e vitalizza molto bene il timbro delle percussioni e tutte le variazioni microdinamiche. Buono ma non sopraffino il dettaglio, vincolato da un’estensione un po’ costretta agli estremi di banda.

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